| Breve
descrizione dell'esperienza: Il
laboratorio " Dal seme al profumo", ha riguardato 2 classi
di seconda elementare, per un totale di 8 incontri di 2 ore cadauno,
coinvolgendo 45 bambini e 4 insegnanti. L'orto botanico è diventato
un luogo didattico affettivo dove seminare e coltivare piante officinali,
scoprire le magiche relazioni tra le piante e il corpo umano, ricercare
i movimenti necessari alla costruzione della forma del proprio essere
e delle cose in reciproca trasformazione.
Il primo incontro è stato di avvicinamento, contatto e preparazione
danzata della terra scelta per fare l'orto, che sarebbe stata zappata
nei giorni successivi, dove ciascun bambino ha esplorato le proprie
possibilità di movimento guidato e improvvisato.
Nella prima fase, intorno al quadrato di terra, sul prato, ai bambini
è piaciuto ascoltare il ritmo del loro cuore e del loro respiro.
Si sono divertiti a preparare la terra per la semina, imparando e danzando
i movimenti della danza del sole che dà energia alla terra formata
dal movimento del cuore e del respiro di tutti. Infine, la terra zappata,
rivoltata e concimata per darle energia e nutrimento, suddivisa in quattro
rettangoli e seminata, è poi stata salutata con vigore e con
allegria in una danza ritmica. Nella seconda fase i bambini sono diventati
un seme di cui hanno cercato i movimenti a terra: ciascuno ha scelto
quello che sarebbe diventata la propria pianta officinale. Il seme è
piccolo e chiuso, al buio sotto terra, sembra immobile, e invece si
muove. I semi sognano di muoversi dappertutto, poi qualcuno li prende,
li mette nel pugno di una mano e li getta nel solco di terra per seminarli.
Prima individualmente, poi a piccoli gruppi, i bambini inventano una
danza del seme che hanno scelto, seguendo le diverse fasi già
sperimentate individualmente. L'ascolto corporeo della musica si è
dimostrato più difficile dell'ascolto del silenzio. In una classe
delle due classi, i maschi non volevano danzare con e vicino alle femmine.
Come ho potuto poi verificare in seguito, accadeva che nella danza libera
il contatto fisico dei maschi fosse impetuoso e persino aggressivo,
comunque non inibito; ma appena davo una consegna di contatto fine,
si intimidivano e tendevano a evitarlo; le bambine anche, ma per un
motivo diverso: non volevano confondersi con i loro coetanei considerati
"goffi". In questi frangenti, ho sempre trasformato la consegna
in gioco che si diffonde nello spazio, che fluisce, per rendere fluidi
e aleatori i ruoli.
Dall'incontro della terra con l'acqua il seme mette radici: questa scoperta
ha riempito i bambini di meraviglia. L'esplorazione e la ricerca del
movimento delle radici a terra si è manifestata con grande difficoltà
a muoversi con tutto il corpo; anche nella ricerca di contatto per fare
la rete di radici tendevano a cercarsi velocemente, con i corpi chiusi,
la testa sollevata per guardarsi in faccia. Non si abbandonavano alla
musica, che ho tolto, proponendo di ripetere l'esperienza con l'elastico
per far sentire l'allungamento lento: alcuni bambini lo hanno ridotto
a brandelli e sfilacciato tutto. Alla danza con l'elastico hanno partecipato
anche due maestre, con ciò favorendo un coinvolgimento più
profondo dei bambini e un atteggiamento di rispetto tenero per l'oggetto.
La suddivisione a piccoli gruppi insieme alle consegne "tecniche"
per relazionarmi alla distrazione del gruppo grande e per contenere
i maschi, che influivano in modo eccessivo sull'andamento del laboratorio,
ha favorito la concentrazione e il piacere di osservarsi con reciprocità.
Si sono coinvolti intensamente nella formazione del nucleo di radici
che si cercano, si trovano, si uniscono e si parlano solo con il loro
respiro. In una delle due classi, durante il cerchio, una delle due
maestre che avevano danzato con l'elastico, ci ha detto di sentirsi
commossa, annunciandoci di essere incinta: allora abbiamo danzato per
il bambino che si sta formando in lei come una pianticella appena seminata
nella terra. I bambini erano felici e la maestra anche. E' stato un
momento molto intenso. Ad ogni fine incontro ho proposto alcuni minuti
di meditazione: ai bambini piaceva stare seduti con le gambe incrociate
e le mani nella posizione della "O" e non pensare a nulla.
Dall'incontro di terra e acqua con l'aria le radici si trasformano in
stelo o in tronco: intorno all'orto, dove stavano spuntando i primi
puntini verdi, ho proposto movimenti di crescita, chiedendo ai bambini
che prestassero attenzione ai loro vicini; ma hanno incontrato molte
difficoltà a orientarsi e a muoversi. Solamente una bambina albanese
si è riconosciuta nei movimenti e li ha ripetuti più volte.
Allo stesso modo, quando ho proposto, nel silenzio, di camminare e di
trovarsi un posto a occhi chiusi nello spazio affinché si concentrassero
per ascoltarsi meglio e per percepire quando si avvicinavano a qualcuno,
è stata una bambina indiana a esprimersi con molta naturalezza.
Alternavo ogni volta un momento calmo e silenzioso con un momento catartico
di movimento, che si concludeva con una pausa di riposo a terra. Durante
una di queste pause, un bambino, che vive una situazione molto difficile
in famiglia ed era molto irrequieto, si è addormentato. La sua
irrequietezza era una grande stanchezza. Non l'ho svegliato, ma ho preso
spunto dalla situazione per proporre la danza dello stelo e/o del tronco
che cresce nel silenzio. Durante questa danza, il bambino addormentato
si è svegliato ed è rimasto ad osservare i compagni di
classe che danzando la parola "crescere" con estrema lentezza
lo accoglievano all'interno del gruppo.
Durante il cerchio, tutti hanno dichiarato di aver scelto il tronco,
anziché lo stelo, perché è grande, è un
rifugio, sembra un abbraccio rotondo, è forte e tiene su i rami
e le foglie e i frutti
e si può scavare per fare nidi e
nascondigli. Abbiamo parlato anche delle difficoltà incontrate
nella danza: i bambini hanno chiesto di danzare con ritmo veloce e forte.
Le bambine, invece, di danzare come melodia che muove tutto il corpo.
Di conseguenza, il gruppo delle bambine ha fatto da specchio ai bambini
e viceversa, con attenzione e rispetto per le scelte diverse dell'altro
gruppo. In questa fase del laboratorio, proprio per le difficoltà
emerse, ho sentito che stavano entrando di più nel lavoro danzaterapeutico
con piacere e ascolto di sé.
Rami e germogli spuntano. Giornata di pioggia, l'incontro si è
svolto per intero in palestra, dove ho fatto sperimentare ai bambini
la differenza di movimento nel rumore e nel silenzio, la differenza
tra ritmo secco e ritmo legato, dopo averli lasciati rotolare e saltare
liberamente per farli scaricare dopo tante ore di banco. Si sono coinvolti
pienamente con tutto il corpo e in reciproca relazione. Dopo la pausa
a terra per calmare il respiro, ecco nascere la danza delle diverse
foglie con il movimento del distacco dal ramo, con i volteggi nell'aria
e la caduta e la risalita. Sono stati tutti bellissime foglie!
Per dare modo di osservarsi a vicenda, ho chiesto di formare due gruppi
di foglie e ancora una volta maschi e femmine si sono separati: danza
delle foglie d'uva per le bambine: leggerezza e libertà nel vento;
danza delle foglie di quercia i bambini: il vento vuole staccarle ma
non ci riesce ( si è creato il movimento di tante foglie di un
unico albero). Due splendide coreografie.
In una delle due classi, la piccola sequenza di movimenti è stata
condotta da M., una bambina considerata a rischio di autismo, la quale
si è sempre dimostrata capace di cogliere i messaggi e di trasmetterli.
In questa classe ho utilizzato piccoli momenti di tecnica come base
per la coesione del gruppo e come modalità di integrazione nel
gruppo di singoli bambini, considerati problematici e "strani"
dai loro stessi compagni di classe.
Fiori e profumi. Stanno spuntando le piante di menta e rosmarino. Sono
fioriti i primi narcisi gialli e bianchi. Una piccola sequenza di danza
strutturata per salutare i fiori nati, li ha coinvolti e divertiti.
Erano contenti di riuscire a compiere i movimenti. Ho fatto odorare
alcuni essenziali: solo un bambino ha riconosciuto il rosmarino ("mia
mamma lo mette nell'arrosto"). Nella seconda fase dell'incontro,
ciascuno ha creato liberamente la danza del fiore profumato preferito
con carte crespe colorate. Fiori vivacissimi che neppure verso sera
richiudevano i suoi petali e si riposavano! Ma, infine, anche per loro
è giunto il bisogno di riposare e hanno preso "la forma
che gli diamo per farsi regalare a chi vogliamo bene."
M., la bambina a rischio di autismo, si lasciava andare alla danza e
cercava il contatto con tutti.. Quando una compagna le ha detto "cosa"
e "come" doveva fare i movimenti, si è richiusa, ritornando
ai margini del gruppo. Per coinvolgerla di nuovo le ho proposto di danzare
il suo fiore dando la schiena ai compagni e a questi di ripeterlo cercando
di indovinare il filo dei suoi movimenti: l'esperienza ha coinvolto
i bambini, i quali hanno chiesto di fare altrettanto. Dare la schiena
ha sollevato M. dal dover guardare e farsi guardare viso a viso dai
compagni di classe e ha messo costoro nella condizione di stare attenti
per poter seguire lo sviluppo dei movimenti. I bambini si sono abbandonati
al movimento e hanno riso molto senza smettere di danzare i fiori e
i profumi. Molti bambini con occhi splendenti hanno detto di voler regalare
il proprio fiore a qualcuno, ma di avere un segreto, che nel cerchio
di condivisione è stato rispettato.
Dal fiore al frutto al bruco al seme...: il ciclo della vita. Intorno
all'orto, propongo movimenti di contatto alla luce e in cerchio, per
riscaldarsi. La temperatura è bassa, nei giorni precedenti è
piovuto molto. E' sempre un percorso difficile formare il cerchio: c'è
chi viene troppo avanti, chi ne rimane escluso, stretto tra due compagni
più assertivi, ma è una forma che piace. Quando alla luce
subentra il buio, i movimenti (occhi chiusi e bendati) creano il silenzio
vivente necessario per ascoltare il proprio corpo in relazione al corpo
degli altri e alla presenza dei fiori. Sono movimenti dei fiori da cui
nascono frutti biricchini, che si lasciano cullare dal vento, beccare
dagli uccelli e dagli insetti, raccogliere e mangiare dai bambini e,
infine, si staccano da sé dai rami e rotolano per terra fino
a fermarsi e a riunirsi a mucchio o vengono raccolti e messi nelle cassette,
portando nell'aria il loro profumo e in bocca i loro sapori
. Scaldata
l'acqua, abbiamo preparato e bevuto insieme il thè ai frutti
di bosco per il saluto del distacco.
Il laboratorio prevedeva anche un saggio al pubblico in sala consigliare.
Durante le prove, i bambini erano piuttosto provocatori e aggressivi
per la paura di esibirsi, mentre le bambine erano molto orgogliose di
danzare davanti a genitori e autorità. Nel clima convulso, come
sempre accade quando si prepara uno spettacolo, ho presentato il saggio
come un saluto a conclusione dei nostri incontri, quindi come una forma
ritualizzata di distacco, conclusasi con la danza dell'albero e con
la preparazione e la bevuta del thè intorno all'orto botanico
in fiore. Danzaterapia è stato un ponte tra il lavoro del contadino
( alcuni nonni dei bambini ) e il lavoro dell'erborista, insieme alle
docenti di classe.
Ho cercato di lavorare sull'integrazione, a volte accentuando l'importanza
dei singoli bambini esclusi dai compagni o con difficoltà comunicative.
Inoltre, ho strutturato gli incontri su alcuni momenti rituali per facilitare
coesione, contenimento e trasmettere un senso di continuità all'esperienza
dei bambini, oltre che di sostanzialità del gruppo.
Vorrei ricordare la profonda influenza dello spazio all'aperto nel coinvolgimento
e nell'immedesimazione dei bambini che danzavano con i processi di trasformazione
e di crescita delle piante officinali e di loro stessi, man mano che
l'orto procedeva insieme all'esperienza di danzamovimentoterapia.
Questo laboratorio è stato premiato per la sua qualità
didattica e pedagogica. |