Emiliana Alessandrucci per Apid Blog

Nell’ultima Assemblea Nazionale COLAP, Emiliana Alessandrucci è stata riconfermata nel mandato di Presidente.

Le facciamo qualche domanda:

Quali sono i temi importanti da affrontare nei prossimi anni?

Il programma di questi prossimi quattro anni lo costruiremo insieme alla nuova squadra del direttivo e a tutti i nostri Professionisti, ma lo faremo con la certezza che non si possono arrestare i cambiamenti evolutivi dell’economia, del lavoro, delle professioni, proveremo a dominarli.

I nostri Professionisti sono da sempre favorevoli ad un mercato che innova, che compete, che abbandona modelli superati ed è alla ricerca costante di nuovi obiettivi. La parola d’ordine dei prossimi mesi (forse durerà anni) sarà SPRINT, Stabilità, Professionalità, Riconoscibilità, INnovazione, Tenacia.

Professionalità: è l’unico elemento che può salvare la nostra occupabilità e la nostra capacità di stare sul mercato per intercettare nuovi fabbisogni e nuove risposte professionali a questi fabbisogni. E’ il momento di superare “il lavoro de-meritato” per arrivare a quello professionale fondato su capacità e conoscenze.

INovazione : le classi dirigenti delle associazioni professionali e delle forme aggregative, come il CoLAP, devono essere in grado di promuovere innovazione attraverso lo sviluppo di competenze, idee, progetti nuovi. La capacità di innovare deve diventare la core competence del professionista 4.0. Ma l’innovazione deve anche essere lo spirito con il quale si muovono le iniziative politiche, quando si parla di professioni si deve pensare “nuovo” abbandonando la cattiva abitudine di riciclare modelli vecchi e fallimentari (che già non funzinano per i mondi per i quali sono stati inventati). Noi continueremo a lavorare per fornire ai nostri professionisti competenze, capacità, know how e innovazione, gli unici strumenti veri che gli permetteranno di guidare i cambiamenti. Proprio per questo il lavoro che abbiamo iniziato con le associazioni sull’attestazione di qualità e di qualificazione professionale dei servizi sarà il grande investimento dei prossimi anni. Dobbiamo stringere le maglie delle nostre associazioni valorizzando i professionisti che rispettano le regole, potenziano le competenze e si attengono agli standard qualitativi richiesti e alle norme deontologiche definite. Questo processo di miglioramento diventerà un passaggio obbligato per le associazioni e i professionisti, perché le organizzazioni private, il cliente, le Istituzioni per identificare il proprio professionista richiederanno sistemi di garanzia sulle competenze: certificazioni, attestazioni, validazioni. Pertanto lavorare su un sistema credibile e strutturato di attestazione diviene anche lo strumento per garantire occupabilità.

Tenacia: per navigar in questi mari ce ne vuole molta e noi ne abbiamo in abbondanza, è stata la compagna più fedele e più utile anche in mezzo alle tempeste più minacciose.

Riconoscibilità: il professionista che investe sulle proprie competenze deve essere riconoscibile ed il suo percorso formativo, le sue esperienze professionali e le competenze sviluppate e messe in campo devono essere identificabili. Qui assume centralità l’attestato di qualità e di qualificazione professionale promosso dalle Associazioni. Stiamo lavorando anche in UNI e Accredia per vigilare sul lavoro che fanno sulle professioni associative, e continuiamo a sostenere (a volte come voce solista) che i sistemi devono integrarsi e che l’attestato ai sensi delle legge 4/2013 può divenire lo strumento di dialogo tra tutti i sistemi.

Stabilità: gli anni di incertezza hanno diffuso molta sfiducia e paura, queste sono state zavorre che hanno impedito di tornare ad investire, a crescere, a credere nel futuro. Dobbiamo tornare alla stabilità affinché migliorino le condizioni di vita delle persone e si torni a sperare e a realizzare i propri progetti professionali.

Riguardo al Lavoro Autonomo, che attenzione riceve da parte del legislatore e della politica attuale?

In questi 4 anni il grande lavoro che le Associazioni hanno fatto è partito dal rendere formale e condiviso tutto quello che fino al 2013 era considerato prassi: definizione dei profili di competenze, indicazioni di percorsi per apprenderle, definizione di codici di condotta, di norme deontologiche e di standard qualitativi da rispettare nell’esercizio della professione. Diverse associazioni hanno iniziato il percorso di strutturazione, altre stanno ancora sforzandosi di raccordare la parte formativa, con quella operativa, con quella valutativa. Il CoLAP si è sempre mosso per l’esclusivo bene dei propri associati e dei loro clienti, abbiamo certo firmato compromessi, come il testo di legge sul lavoro autonomo dello scorso maggio, ma sempre coerenti con i nostri obiettivi, e soprattutto con i nostri Valori, non abbiamo svenduto sedie, né moltiplicato finti incarichi, abbiamo allargato la partecipazione a chi era spinto dai nostri stessi ideali e dalle nostre stesse volontà. Questo ci ha permesso di divenire un interlocutore serio e affidabile, non certo docile, ma fedele ai propri soci e alla nostra missione. Oggi il CoLAP è autorevole, forte e organizzato siamo pronti quindi ad affrontare il futuro e le sfide che esso ci proporrà.

Nell’atmosfera riformistica che anima parte dei parlamentari, che rapporto va delineandosi tra il mondo rappresentato dal “pubblico” e statale, e quello privato rappresentato dalla libera iniziativa personale e lavorativa dei cittadini?

Tra gli obiettivi strategici di questo mio mandato abbiamo l’affrancamento dall’esclusività di rappresentanza del lavoratore autonomo, i nostri professionisti sono sì autonomi, ma anche dipendenti, soci di cooperativa, piccoli imprenditori, collaboratori etc. Dobbiamo pertanto rafforzare tutte le aree della nostra rappresentanza, su questo lavoreremo da subito per recuperare eventuale tempo e terreno perso.  Per questo diciamo NO all’allargamento delle riserve celate dietro le attività tipiche, le attività professionali libere devono rimanere tali. Mi rendo conto che questo richiede a molti ordini professionali di ricostruire la loro identità, possiamo dare loro una mano se vogliono, ma certo non possiamo subire invasioni che farebbero male in primis al cliente. Per questo abbiamo chiesto a tutte le forze parlamentari di darci una mano concreta, per evitare di creare storture, sostenendo davvero il sistema duale dei professionisti italiano, noi siamo pronti a costruire insieme nuovi SI per un mondo delle professioni più libero, più competente e più giusto.

Nel Suo discorso di insediamento, parla della bella storia di Pirandello “Ciaula scopre la luna”. Che cultura dell’innovazione si intende, quando il lavoro umano al di fuori di rapporti contrattuali tradizionali, viene a perdere la valenza di dignità e diritto, sancito dalla nostra Costituzione stessa? In questo senso, qual è la missione più forte del Colap in questo momento? 

In questi anni abbiamo vissuto un’Italia che cambia, una politica che muta, un’innovazione silente nella partecipazione che è poi esplosa, un mercato del lavoro che ha in parte ucciso il lavoro e in parte ne ha inventato di nuovo, e tutto questo è stato condito da una forte incertezza e dalla paura. La paura di trovarci a fare i conti con il cambiamento, che ci chiede necessariamente di lasciare qualcosa di noto per qualcosa di più grande ma ignoto. Ciaula scopre la luna “di Pirandello”, guarda bene dentro quella miniera buia, fredda, ostile, ma che amava più del mondo fuori, perché solo lì si sentiva sicuro. Poi Ciaula un po’ spinto dagli eventi e un po’ spinto dalla fatica esce fuori e scopre la luna, un mondo nuovo da cui si sente affascinato da subito; ci sono voluti anni e molto coraggio, ma Ciaula è riuscito a liberarsi del peso della sua paura per scoprire la bellezza dell’ignoto e la luce che il cambiamento porta con sé. Noi professionisti del CoLAP, aiuteremo Ciaula ad abbandonare modelli consolidati e superati per navigare verso nuove opportunità, nuovi riferimenti che in maniera più consona rispondono alle esigenze del momento; questo chiediamo alla politica, alle istituzioni, ma anche ai sindacati:”usciamo da modelli arcaici e pensiamo a tutele e competitività facendo riferimento a questo nuovo mercato del lavoro”.

Riguardo alle donne, che rappresentano una grande parte dei professionisti rappresentati dal Colap, cosa c’è in progetto di fare per sostenerle in un mercato del lavoro italiano così penalizzante per loro?

Abbiamo lottato e ottenuto anche nel testo sul jobs Act del lavoro autonomo, appena licenziato, alcune tutele specifiche per le donne, come lindennità senza astensione, introduzione dell’indennità per congedo parentale di sei mesi da usufruire entro i primi tre anni di vita del bambino, con possibilità di usufruire di una sostituzione temporanea da parte di un collega di fiducia che abbia le stesse competenze. Bene la parte sulle nuove tutele per la maternità, poco convincente il congedo parentale, per le lavoratrici autonome è impensabile stare a casa per un lungo periodo così come avviene per le lavoratrici dipendenti: il cliente non ci aspetta. Ma crediamo fortemente che le donne che scelgono di lavorare autonomamente, debbano essere ancor di più messe in condizione di poter lavorare, per non dover mai scegliere tra lavoro e famiglia, quindi lottiamo per il concetto di genitorialità che si deve sostituire a quello di maternità, poiché sulle donne ancora troppo spesso grava il peso della cura familiare (figli, genitori…). Le Istituzioni devono aiutare queste professioniste, non importando modelli peraltro poco efficaci del lavoro dipendente, ma cercando di “calare” riforme e tutele specifiche per chi deve e vuole continuare a lavorare, anche dopo aver avuto un figlio. Bisogna avere il tempo di prendersi cura dell’altro, ma anche il tempo di “curare” i propri interessi e clienti, che non aspettano purtroppo le pause lavorative, seppur legittime.

Spesso parla della Sua squadra di lavoro fortemente al femminile, come “le ragazze del Colap”. Riguardo alla capacità di “mettersi al servizio”, in cosa differiscono le donne?

Lo scorso anno, la squadra femminile del CoLAP, è stata premiata al Campidoglio, con il premio “Family Friendly”, con la seguente motivazione: “Premiamo l’aver costruito un’organizzazione family friendly, che ha fornito un’opportunità a chi dopo la nascita dei figli avuta aveva dovuto rinunciare al lavoro. La scelta del part time con differente carico a seconda dei ruoli; l’organizzazione del lavoro che consente di operare alcune funzioni non necessariamente in sede; l’aver attrezzato uno spazio per ospitare i figli in caso di necessità, sono state scelte oculate che pur non implicando un particolare investimento economico hanno una grande rilevanza per consentire una concreta armonizzazione tra lavoro e vita familiare”. Il CoLAP anche se tutti lo chiamano la CoLAP, proprio perché risalta la nostra totale componente femminile, è una piccola organizzazione con una forma associativa, composta da 5 donne, tutte part-time e tutte con esigenze di cura (diverse) presenti e a volte pressanti nella nostra vita”. Organizziamo e proponiamo incontri, in orari conciliativi e quelle volte che organizziamo in sede eventi pomeridiani o serali ritagliamo uno spazio strutturato per bambini, questo permette a tutti di partecipare serenamente. Ciò è stato reso possibile perché io ci credo ma anche perché nel mio direttivo metà dei consiglieri sono donne; l’auspicio è che un giorno questo tema sia ugualmente sentito da un consesso di soli uomini”.

Penso che una delle capacità predominanti delle donne, sul lavoro, sia quella di essere affidabile e flessibile, giocando su più ruoli diversi, senza per questo venir meno alle proprie responsabilità.