Relatrice Paola de Vera d’Aragona

Chi è Paola de Vera d’Aragona

DanzaMovimentoTerapeuta APID

http://www.paoladevera.it

Titolo della relazione:

La violenza onnipresente. Due domande si impongono: gli individui riescono ancora a fare anima? Dove va l’anima mundi? La DMT tenta di rispondere.

Abstract:
Dai miti all’epoca moderna la violenza sembra permeare le vicende degli dei come gli oscuri meandri dell’inconscio degli esseri umani e le loro azioni.
Dai primi attimi di vita all’ultimo respiro, un’oscura minaccia sembra perseguitare l’individuo: guardare la potenza del mito, racconto interiore, che proviene dal profondo, mai inventato, ci può aiutare a capire e a tracciare la strada da seguire per diventare sempre più consapevoli.
Ogni funzione psicocorporea umana è uno stato di coscienza – forse  inconscio – ma tuttavia presente: in DMT viene dato spazio e “voce” per coglierne il messaggio. Il corpo e lo psichismo ritrovano così la loro capacità  di raccontarsi… Prendere dunque in mano il filo del mito significa connettersi con tutto ciò che la coscienza individuale tende a frammentare.
Hillman era solito dire che la trama dei grandi miti sottende i nodi della nostra anima e ci fa uscire allo scoperto. Ecco forse perché, per capire le nostre vicende felici o infelici, pacifiche o violente, abbiamo bisogno di una forma di sensibilità per il mito che ci mostrerebbe la struttura immaginativa dei nostri problemi.
Lo sviluppo hillmanniano pone il problema dell’introspezione in termini diversificati e altamente creativi: solo così si può provare a esplorare il mistero interiore di ognuno, che non è detto che sia poi così distante da ciò che ci riporta la cronaca nera e le fredde statistiche su abusi e violenze.
Il movimento del corpo e la danza danno spazio e voce per cogliere la pluralità dei messaggi che provengono dai nostri misteri interiori. Il corpo ritrova, attraverso il suo linguaggio dinamico che è strettamente legato alla sfera interiore che rappresenta in forma simbolica, una straordinaria capacità di raccontare e di raccontarsi: sulla scena agita del setting compaiono fantasmi, demoni o il daimon…
La forma coreografica che ogni soggetto agisce, descrive le istanze psicologiche ed emotive emerse, ne dipinge il ritmo e l’intensità. All’interno del Gruppo, l’azione motoria danzata e verbale, spontaneamente artistiche, potranno poi ri-organizzare tutto in una forma nuova, integrata e appagante…
L’apporto della DMT può aiutare in molti casi di abusi e violenze affrontati in contemporanea anche da altri approcci. Danzare significa danzare il proprio lato Ombra ossia le sue forze distruttive, camminare appaiati, provare angoscia, rabbia, paura, solitudine etc ma anche incontrare la propria parte Luce.
Raggiungere la propria parte luminosa significa farla emergere, guardarla, danzarla e condividerla.
La DMT dà la parola o meglio il movimento a quanto abita l’anima di ognuno e avvia un contatto progressivo nei confronti del corpo improntato al rispetto dell’Altro.
La DMT accudisce corpi chiusi su se stessi, immobili, sguardi bassi
L’operatore dà fiducia, rende il mondo meno ostile…
L’operatore sa che dietro la violenza ci sono le ferite di ognuno, un dolore immenso, insopportabile che opprime la vittima come il suo carnefice.
Si seguirà un caso di abuso, violenza e successivo femminicidio di un soggetto su sua moglie.